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Il mercato elettrico in Italia: dal monopolio alla liberalizzazione verso l'innovazione

30/05/18 14.42 / da Cdvi Wireless SpA

Il volume d’affari totale del mercato dell’energia elettrica in Italia nell’anno 2016 è stato di circa 60 miliardi di euro (30 miliardi solo nel primo semestre del 2017), infatti è uno dei principali settori industriali del nostro Paese ed è suddiviso in 4 settori:

  • Generazione di energia;
  • Trasmissione;
  • Distribuzione;
  • Vendita.

Ad ottobre del 2017 è stata presentata la prima edizione dell’Electricity Market Report realizzato dall’Energy e Strategy Group della Scuola of Management del Politecnico di Milano, dal quale è emerso che l’Italia è in ritardo rispetto agli altri paesi europei sul fronte della liberalizzazione e soprattutto dell’innovazione.

Il direttore dell’Energy e Strategy Group ha spiegato che oggi il mercato elettrico italiano si trova di fronte, dopo tanto tempo, a un momento di riflessione per capire qual è il modo migliore per innovarsi. E comincia a farsi sentire la competizione con gli altri paesi europei, la maggior parte dei quali più avanti di noi sul cammino dell’innovazione, e la necessità di non rimanere troppo indietro per permettere agli utenti di godere di un mercato aperto e competitivo.

 

Il processo di liberalizzazione

 Il processo di liberalizzazione, si è avviato in alcuni paesi europei tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 attraverso la creazione dei primi mercati elettrici organizzati, e si è evoluto a livello europeo con la normativa 96/92 CE del parlamento del Consiglio europeo, volta a fornire agli stati membri dell’Unione, una serie di regole comuni finalizzate a favorire la creazione di un mercato europeo dell’energia anche attraverso la diffusione di assetti concorrenziali nel settore elettrico.

A partire dal 1991, inizia anche per l’Italia un progressivo processo di liberalizzazione.

Il monopolio Enel iniziò con la legge 6 dicembre del 1962, che ha messo fine a una frammentazione del sistema elettrico che causava problemi di stabilità e affidò all’ENEL la titolarità delle “attività di produzione, importazione ed esportazione, trasporto, trasmissione, distribuzione e vendita dell’energia elettrica sul territorio nazionale.”

Ma il continuo crescere della domanda di energia elettrica e il dubbio che ENEL non sarebbe stato in grado di soddisfarla a pieno ha portato alla necessità di effettuare dei cambiamenti volti verso la liberalizzazione del mercato.

 

mercato-elettrico

 

Il momento storico che ha decretato il passaggio è stato nel 1992, anno in cui termina il trentennio del monopolio ENEL; con il decreto 11 luglio 1992 viene convertito in ENEL Spa, e passa dall’avere il diritto di gestione del servizio elettrico ad averne solamente la concessione.

In questa fase avviene un cambiamento anche nel concetto di base del servizio elettrico che, da servizio erogato al Paese, passa ad essere attività di business.

La liberalizzazione sostanziale del settore elettrico in Italia trova le sue radici con il d.lgs 79/99 (c.d. Decreto Bersani) che ha rese completamente libere le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica, riservando le attività di trasmissione e dispacciamento allo Stato, e attribuendole in concessione a una nuova costituenda società per azioni, il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN).

Nel nostro Paese la completa apertura risale al 1° luglio 2007, a partire dal quale anche i clienti domestici viene data la possibilità di scegliere liberamente il proprio fornitore di energia.

Nonostante ciò, molti clienti decidono di non passare al “mercato libero”, e nel 2015, circa il 65% dei POD (codice alfanumerico che identifica in maniera univoca il punto di prelievo dell'energia elettrica dalla rete nazionale, ovvero il codice che identifica l’utente) è servito ancora dal mercato tutelato.

 

Cosa stiamo facendo nel campo dell’innovazione?

 

mercato-elettrico-italia

 

L’Italia rappresenta l’11% di tutta l’energia rinnovabile consumata nell’Unione Europea, e si posiziona al terzo posto nell’impiego di fonti rinnovabili in Europa, dopo Germania e Francia

Possiamo dire quindi che l’Italia ha raggiunto, anche se solo in parte, gli obiettivi al 2020.

La direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo, ha assegnato al nostro Paese due obiettivi nazionali vincolanti in termini di “quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili” al 2020:

  • raggiungere una quota dei consumi (CFL) di energia coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 17%, (obiettivo raggiunto già nel 2014);
  • raggiungere entro il 2020, una quota dei consumi finali lordi (CFL) di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 10% (in questo caso si è giunti al 7,3%, e siamo leggermente in ritardo sulle previsioni finali).

 

Quali sono le prospettive future?

Quello che accadrà nei prossimi anni dipende da diversi fattori, primo fra tutti lo sviluppo che avrà la crisi economica in corso e l’eventuale crescita economica italiana tanto attesa; l’andamento della domanda di energia, ma anche gli sviluppi tecnologici riguardanti le modalità di trasporto, generazione e distribuzione dell’elettricità e molti altri.

Non è quindi facile prevedere l’andamento di un settore come quello elettrico, che dipende sia da fattori micro che macroeconomici ed è molto vulnerabile.

 

domanda-energia-elettrica

Fonte: Elaborazione IEFE su dati Terna (2010) “Previsioni della domanda elettrica in Italia e del fabbisogno di potenza necessario anni 2010-2020”, EU energy trends to 2030, Commissione Europea, 2009.

 

Come abbiamo già visto siamo piuttosto indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei, e oltretutto ci stiamo muovendo lentamente, infatti da un sondaggio effettuato da Energy e Strategy Group, pare che oltre il 76% degli intervistati (esperti del settore), crede che i cambiamenti previsti avverranno non prima del periodo 2020-2025.

 Questa “lentezza” avrà ovviamente delle conseguenze:

  • Da un lato positive: perché permetterà agli operatori storici del nostro paese di adeguare le proprie competenze e la propria offerta, e ai nuovi operatori che trattano energia rinnovabile di portare a termine il processo (ormai in corso da qualche anno) di “professionalizzazione”.
  • Dall’altro negativo: perché ridurrà la spinta competitiva apportata dai nuovi operatori (come è accaduto in paesi come la Germania e la Francia).

Questa apertura cosi “dolce” del mercato dei servizi, molto probabilmente non creerà degli sconvolgimenti significativi nei prezzi finali dell’energia, dove semmai la tendenza sarà una maggiore differenziazione e un consolidamento della produzione dalle rinnovabili.

Ma non ci resta che attendere per vedere quali saranno i prossimi sviluppi nel settore e che cosa ci attende nella prossima bolletta!

 

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Topics: mercato elettrico

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